Storia Negata

Dio maledica i Savoia

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" i fratelli piemontesi"

Cavour un imbroglione di genio, bugiardo di proporzioni   industriali

La prima Fabbrica Metalmeccanica d’Italia per numero di operai: siamo nel 1840 e a Pietrarsa, vicino Napoli, funziona a pieno regime l’Opificio di Pietrarsa che dava lavoro a mille persone e con l’indotto di altre fabbriche a San Giovanni a Teduccio, ne dava ad altre settemilapersone.

La prima Fabbrica Metalmeccanica d’Italia per numero di operai: siamo nel 1840 e a Pietrarsa, vicino Napoli, funziona a pieno regime l’Opificio di Pietrarsa che dava lavoro a mille persone e con l’indotto di altre fabbriche a San Giovanni a Teduccio, ne dava ad altre settemilapersone.

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Angela Romano, il 3 gennaio 1862 fu trucidata a 8 anni dall’esercito piemontese

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03 gennaio 2017

Claudia Ausilio            VESUVIO LIVE

Storia

Romano Angela, figlia di Pietro e della consorte Giovanna Pollina, all’età di 9 anni, alle ore 15 circa di oggi in Castellammare, rese l’anima a Dio senza i sacramenti, nella villa della cosiddetta Falconera, poiché fu uccisa dai soldati del Re d’Italia. Il suo corpo è sepolto nel nuovo camposanto”, dal Liber defunctorum del 3 gennaio 1862

Correva l’anno 1862, 155 anni fa, quando andò in scena la “rivolta dei Cutrara” a Castellammare del Golfo (TP). Si trattava di una rivolta dei siciliani che si rifiutavano di passare cinque anni della loro vita al servizio dell’esercito piemontese. I giovani delle famiglie ricche, i Cutrara (cappeddi o galantuomini), pagavano e venivano esentati dalla leva, invece i poveri dovevano piegarsi al volere di casa Savoia. Una storia di violenza e di crudeltà che i libri di storia del nostro Paese ignorano. Stanchi delle sopraffazioni subite e per le esose tassazioni gli abitanti di questo paesino scesero in piazza al grido di “Abbasso la leva e morte ai Cutrara”.

La legge della leva obbligatoria, fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 30 giugno 1861 e il primo gennaio 1862 gran parte della popolazione capeggiata da due popolani Francesco Frazzitta e Vincenzo Chiofalo insorse contro queste ingiustizie. Dopo avere piantato una bandiera rossa al centro del paese furono assaltate la abitazioni del commissario alla leva, Bartolomeo Asaro, e del comandante della guardia nazionale, Francesco Borruso, che vennero catturati ed uccisi e le loro case bruciate.

Arrivarono i Bersaglieri da Palermo e i giovani scapparono nelle campagne circostanti. In mancanza d’altro l’esercito invasore diede libero sfogo su sette inermi, radunatisi nelle campagne di contrada Falconiera, per tenersi lontani dagli scontri in paese: furono scoperti e barbaramente trucidati per ordine del generale sabaudo Pietro Quintino. I nomi sono noti e pubblicati in Castellammare del Golfo. L gennaio 1862 di Francesco Bianco, (Editrice UNI Service, 2008): Maria Crociata, una ragazza non vedente di 30 anni; Marco Randisi, bracciante analfabeta di 45 anni; Benedetto Palermo, sacerdote; Angela Catalano, vedova di 50 anni; Angela Calamia, una disabile di 70 anni; Antonino Corona, anch’egli disabile di 70 anni.

Alla fine dell’esecuzione si sentì il pianto di una bimba che aveva assistito alla fucilazione. Angelina Romano, poco più di 8 anni, aveva visto tutto, così fu girata con il viso al muro e “giustiziata”, come le più pericolose delle brigantesse.

Era il 3 gennaio 1862, le ore 13 di un freddo venerdì. Angelina, vittima del risorgimento, esalava l’ultimo respiro della sua breve vita. Episodi puntualmente secretati e ignorati dai testi scolastici e dalla storiografia ufficiale.

Fonti:

Tommaso Romano: “Dal Regno delle Due Sicilie al declino del Sud”

Pino Aprile: “Terroni”

Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia anni 1861/1881

LA STORIA CHE NON SI RACCONTA

la storia che non si racconta

«Le imprese di Garibaldi nelle Due Sicilie parvero sinora così strane che i suoi ammiratori hanno potuto chiamarle prodigiose. 

Un pugno di giovani guidati da un audacissimo sconfigge eserciti, piglia d’assalto città in poche settimane, si fa padrone di un reame di nove milioni di abitanti. 

E ciò senza navigli e sez’armi: altro che veni, vidi, vici! 
Non havvi Cesare che tenga a petto di Garibaldi.

I miracoli non li ha fatti lui ma il generale Nunziante e li altri ufficiali dell’esercito che, con infinito onore dell’armata napoletana, disertarono la loro bandiera per correre sotto quella del nemico;

i miracoli li ha fatti la Guardia Nazionale che, secondo il solito, voltò le armi contro il Re che gliela aveva date poche ore prima;

li ha fatti il Gabinetto di Liborio Romano il quale, dopo aver genuflesso fino al giorno di ieri appiè del trono di Francesco II, si prostra ai piedi di Garibaldi. 

Dunque non state a contare le prodezze di sua maestà Garibaldi I. 

Egli non è che il comodino della rivoluzione.

Le società segrete che hanno le loro reti in tutto il paese delle Due Sicilie, hanno di lunga mano preparato ogni cosa per la rivoluzione. 

E quando fu tutto apparecchiato si chiamò Garibaldi ad eseguire i piani».

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CLANDESTINI

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