La politica è vietata ai magistrati?

Nordio

Vietare la politica ai magistrati per legge. La ricetta di Nordio

Il procuratore aggiunto di Venezia commenta le ultime chiamate da parte del mondo politico di giudici e pm: "Persino nei casi in cui un giudice entra in politica dopo essere andato in pensione, tutto quanto ha fatto da magistrato rischia di essere letto come strumentale rispetto al secondo tempo della sua vita pubblica"

diRedazione

"Ai magistrati la politica dovrebbe essere vietata per legge". Il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio, intervistato da Errico Novi sul Dubbio, non usa giri di parole per commentare le ultime chiamate da parte del mondo politico di giudici e pm, come è successo a Roma con le chiamate di Carla Raineri a capo del Gabinetto del sindaco grillino Virginia Raggi e quella lampo di Raffaele De Domicis ad assessore al Bilancio. "Persino nei casi in cui un giudice entra in politica dopo essere andato in pensione – continua–, tutto quanto ha fatto da magistrato rischia di essere letto come strumentale rispetto al secondo tempo della sua vita pubblica, quello giocato nel campo della politica, appunto". Ingressi che sono un "danno" per la magistratura, perché se "da decenni ci battiamo per preservare la nostra indipendenza dovremmo essere i primi a capire che più ci accostiamo alla politica e più si penserà che ne siamo dipendenti".

ARTICOLI CORRELATIMa quanto ci costa la giustizia che non funziona? Parla NordioPadroni del foro, maestri della lagnaNordio auspica dunque una netta separazione tra il mondo politico e quello giudiziario per preservare il buon nome di quest'ultimo dalle accuse e dai sospetti, perché se "la magistratura è sospettata di essere politicizzata" e "non è vero, intendiamoci", "certo bisognerebbe cercare di non alimentare il sospetto", soprattuto in quei casi nei quali "un magistrato si candida o entra in una giunta come quella di Roma, così nettamente legata a un singolo partito". Proprio per questo il procuratore aggiunto di Venezia plaude la delibera del 2015 del Csm con la quale suggeriva di prevedere che dopo un eventuale lungo transito in politica un magistrato non potesse rimettersi la toga e dovesse essere ricollocato in un altro ruolo della pubblica amministrazione.

Nell'intervista Carlo Nordio spiega come la situazione di oggi sia dovuta da un cortocircuito risalente ai tempi di Mani pulite, ossia da "quando si guarda alla magistratura come a un baluardo di legalità che la politica non è in grado di rappresentare. E' un errore pratico e politico: ognuno deve fare il suo mestiere, e siamo di fronte a una bestemmia rispetto al principio di separazione dei poteri". Il punto è che questo mancato rispetto della separazione dei poteri si è messo in moto ogni qual volta "la politica ha fatto un passo indietro". E c'è una data di inizio "di questa resa": "Il ritiro da parte dell'allora ministro di Grazia e Giustizia Giovanni Conso del decreto che penalizzava il reato di finanziamento illecito. Riro avvenuto dopo il pronunciamento dei quattro sostituti del Pool".

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