Politica

QUANDO SI DICE: "LA PERCEZIONE"

download 1

Arrestato per 18 furti in villa, offre alle vittime 200 euro e lascia il carcere dopo 3 mesi

Albanese di 33 anni ottiene i domiciliari grazie al «comportamento processuale corretto». Con cinque complici avrebbe svaligiato le case del Torinese

LA FAVOLA DI FEDRO

rospo3a

LA FAVOLA DI FEDRO RIVISITATA DA POLITICI LOCALI

Da bambini, più o meno a tutti noi, è stata raccontata la favola di Fedro, vale a dire della rana che per vanità si gonfiò a dismisura per apparire grande come un bue; tutti noi sappiamo come andò a finire.

Nella nostra SMCV succede qualcosa di simile. La rana è la stessa, ma l’obiettivo è diverso, la “nostra” vuole diventare un LEONE. Sono anni che si sta gonfiando con l’aiuto dei (purtroppo) soliti noti, ma il suo intento non è solo di apparire(la favola di Fedro), ma quello di regnare. Fa sul serio, programma rivoluzioni urbanistiche, sconvolgimenti ambientali e naturalmente viene appoggiato dai” cementificatori ad ogni costo”che gli concedono tutto “l’aiuto” possibile. Ci sono e ci sono sempre stati politici che predicando “il bene pubblico “ hanno realizzato beni per se e pochi altri. Ebbene la rana(sarebbe più giusto chiamarlo Rospo che la natura con sottile ironia mette accanto ai fiori) che vuole trasformarsi in LEONE è uno di questi. Agosto è il mese che si presta a colpi di mano, a delibere dubbie, a insani propositi, approfittando della nostra distrazione ,complice il caldo, le ferie, le feste e via dicendo. ATTENZIONE amici sammaritani. ATTENZIONE non baciate il rospo c’è il pericolo che lui diventa principe e noi subiremo un inculata eccezionale.

Mai tanta verità è stata nascosta!

CALAMANDRI

Dalle frasi celebri di un grande del passato:

Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra.“ —

 Piero Calamandrei

Sarà opportuno ricordarlo a chi di dovere?

SONO SOLDI SPESI BENE OPPURE...???

giornali

  • Finanziamenti a tv e giornali: in 10 anni una pioggia di 3,6 miliardi

Il finanziamento ai giornali esiste ancora, non solo per quegli innumerevoli periodici che rappresentano le comunità locali e che senza un sostegno pubblico vedrebbero le loro voci spegnersi, ma esiste anche per i big

Finanziamenti a tv e giornali: in 10 anni una pioggia di 3,6 miliardi

Corte dei Conti bacchetta governi: soldi a giornali sconosciuti per una manciata di copie

                                         di    Alessandra Lotti

Redazione PdN giornale on line Abbruzzese

EDITORIA. 3,6 miliardi di euro: è questa la mastodontica cifra spesa dal Governo italiano dal 2005 al 2014 per contributi all’informazione e all’editoria.

 Nei mesi scorsi la Corte dei Conti ha verificato la gestione del denaro pubblico nell’arco dei 9 anni e non ha nascosto sotto al tappeto i problemi del passato, sottolineando non solo alcune incongruenze ma anche alcune novità da introdurre per far sì che i soldi non vengano spesi male. E in quella pioggia di soldi, come ha potuto verificare PrimaDaNoi.it sfogliando la relazione di 220 pagine della sezione di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello stato, c’è un po’ di tutto:  1,2 miliardi alle imprese editrici di quotidiani e periodici (passando dalle abbuffate di 173,5 milioni di euro del 2005 ai ‘miseri’ 49 milioni del 2014), oltre 10,4 milioni di contributi a favore dell'editoria speciale periodica per i non vedenti,  400 mila euro per l'associazione stampa estera, 215 milioni di euro di  contributi alle imprese radiofoniche e imprese televisive, 90 milioni per comunicazione a carattere pubblicitario di particolare  utilità sociale o interesse pubblico.

E proprio qualche giorno fa il ministero dello Sviluppo Economico ha avviato la fase che porterà alla liquidazione dei contributi annuali alle emittenti televisive locali relativi al 2015 per altri 36.395.464 eur E se l’impressione è quella che ormai una decina di anni fa i giornali si siano cibati avidamente dei fondi a pioggia, portandosi a casa cifre impensabili (e a volte anche non proporzionati alla tiratura) è anche vero che qualcosa è cambiato perché negli ultimi tempi i finanziamenti  si sono ridotti di circa il 60 per cento.

E’ il classico esempio di come un principio anche giusto (aiutare le imprese editrici a svolgere un servizio di pubblica utilità) sia invece stato distorto ed esasperato nella realtà fino a diventare il classico esempio di “mungitura all’italiana” da parte di personaggi anche senza scrupoli (qualcuno è finito anche in galera) con la non trascurabile ricaduta di contribuire alla distorsione dell’informazione fornita, piegata ai vari interessi e lobbies o particolarmente riconoscente per il regalo ricevuto. Dunque invece di migliorare il panorama informativo i fondi hanno contribuito a deteriorarlo e così quei miliardi  sono serviti a tenere in piedi per lo più imprese che in un Paese normale non sarebbero mai esistite perchè non avrebbero avuto mercato. In compenso quegli stessi fondi pubblici hanno distorto il settore creando pericolose disparità nella concorrenza. Tutto sotto la stretta vigilanza dei vari governi, cioè dello Stato.

Giusto tagliare gli aiuti o più giusto vigilare davvero su come e a chi vengano erogati?

UN PO’ DI CIFRE

 Al primo posto tra i giornali che negli ultimi 10 anni hanno ricevuto finanziamenti maggiori c’è ‘Avvenire’, quotidiano «di ispirazione cattolica», nato nel 1968 per volontà di Paolo VI che voleva «tradurre lo spirito del Concilio Vaticano II in uno strumento popolare d’informazione».

Se la mission sia stata portata a termine non si sa, di sicuro dal 2005 al 2014 il quotidiano ha ricevuto la cifra record di 51,2 milioni. Nessun altro quotidiano italiano ha sfondato il muro dei 50 milioni di euro.

Seconda in classifica con 49,3 milioni c’è il giornale di partito ‘L'Unità’ (una media di 4,9 milioni all'anno), a seguire ‘Italia Oggi’ con 38,5 milioni.

33,5 milioni sono invece i contributi erogati dal 2005 al 2014 al ‘Manifesto’.Lontano, lontanissimo il biennio d’oro 2005- 2006:  per ciascun anno, infatti, il quotidiano incassò 4,4 milioni di euro.

La cifra è andata poi scemando ed è arrivata a 1,9 milioni di euro nel 2014.

Sono 30,5 i milioni erogati alla ‘Padania’, giornale della Lega, 29,1 milioni a ‘Libero’ e 27,8 milioni a ‘Cronaca Qui’. E poi ancora 25,7 milioni ad ‘Europa’, 24 milioni a ‘Liberazione’ che però da 2012 non riceve più finanziamenti, così come ‘Terra, ’ ex ‘Notizie verdi’ che si è portato a casa 13,8 milioni.

Il ‘Foglio’ ha incassato 21,5 milioni di finanziamenti pubblici, 23 milioni per il meno noto ‘Conquiste del lavoro’ della Conquista del Lavoro srl, 20,4 milioni di euro per ‘Il cittadino’, 20 milioni tondi per ‘Il Secolo d'Italia’.

Il ‘Corriere Mercantile’ invece in 9 anni si è portato a casa 19,8 milioni di euro, 18,9 milioni il giornale edito all’estero ‘America oggi’, mentre il ‘Corriere di Forlì’ ben 16,6 milioni sebbene dal 2012 non percepisca più contributi.  16,6 milioni per ‘La Discussione’, 16,6 milioni per il ‘Corriere Canadese’ che dal 2012 però non riceve finanziamenti così come ‘Il Globo’ che si è portato a casa 14,4 milioni.

Sono poco meno di 15 milioni invece i soldi intascati da ‘Cavalli e Corse’. In questo caso il giornale dal 2011 non percepisce più finanziamenti.

E poi ancora 14,9 milioni per il ‘Nuovo Corriere di Firenze’, così come ‘Rinascita’ che ha ottenuto 14,5 milioni di euro o il ‘Corriere del Giorno di Puglia’ e ‘Lucania’ a quota 13,6 milioni.

Stessa cifra anche per il ‘Giornale dell'Umbria’, 13,3 milioni per il ‘Quotidiano di Sicilia’.

Si è fermato a 12,6 milioni anche ‘L’Avanti’  che dal 2010 è praticamente rimasto a bocca asciutta.

Il ‘Sannio Quotidiano’ invece continua a percepire finanziamenti e negli ultimi nove anni ha raggranellato 12,7 milioni.

Sono sopra ai 10 milioni anche ‘La verità per sport’,  ‘La cronaca’ della nuova informazione società coop a responsabilità limitata e il ‘Corriere Laziale’.

4 milioni invece per ‘Gente d'Italia’ 2, 9 milioni per ‘La voce del popolo Croazia’ e 2,3 milioni per la ‘Voce d'Italia’.

 Altri 75,3 milioni sono andati ai periodici e c'è un po' di tutto: 3,6 milioni per ‘Luna Nuova’, 3,6 milioni a ‘Rassegna Sindacale’,  la stessa cifra anche per ‘Sabato sera’, mentre 3,4 milioni per il periodico ‘Motocross’.

Ci sono poi 3,3 milioni per ‘Left avvenimenti’, 3,3 milioni per ‘Il salvagente’ e 2,8 milioni per ‘Zai.net Lab’. ‘La Nuova Ecologia’ invece negli ultimi nove anni si è portato a casa 2,7 milioni, poco meno, ovvero 2,6 milioni per ‘30 giorni nella Chiesa e nel mondo’, 2,2 milioni per il ‘Mucchio Selvaggio’ che negli ultimi tre anni però non ha più incassato un euro.

Per Famiglia Cristiana 2,3 milioni e l’Eco di San Gabiele 500 mila euro.

 VERIFICHE E CONTROLLI

La Corte dei Conti auspica una revisione delle attribuzioni e della composizione della Commissione tecnico-consultiva. A quest’ultima si chiede di attribuire non solo la valutazione dei requisiti formali che le testate debbono possedere per accedere ai contributi, ma anche una verifica dell’idoneità e capacità di ogni singola testata a conferire «un reale, concreto contributo alla promozione del pluralismo informativo».

Anche perché i controlli dello Stato, recentemente anche con la collaborazione della Guardia di finanza e dell’Agcom, hanno consentito di far emergere fenomeni di irregolarità commesse da alcune testate nella presentazione della documentazione e riguardanti, soprattutto, la natura giuridica del soggetto titolare della testata o le dichiarazioni relative a tiratura, distribuzione, vendita.

In alcuni casi sono emersi rappresentazioni di bilancio non veritiere.

«Non si può, poi, trascurare», insiste la Corte dei Conti, «la necessità di riformare il sistema della contribuzione diretta, oggi basato su una congerie di disposizioni sedimentate in oltre un trentennio, grazie ad interventi spesso episodici e disorganici, che ora andrebbero sostituite con un quadro di regole semplici e coerenti».

Ma i controllori non nascondono perplessità anche sull’assetto della Commissione tecnico-consultiva, e questo è il capitolo più inquietante: «nell’esercizio delle sue funzioni di organo decisionale non garantisce sufficientemente l’assenza di ogni possibile interferenza o commistione con gli interessi dei potenziali beneficiari dei contributi; sarebbe, pertanto, auspicabile il suo superamento con l’introduzione di un nuovo modello organizzativo».

Sindaco MIRRA, ma è davvero tutto sotto controllo???

Il sindaco Antonio Mirra e Giancarlo DAco

S.MARIA C.V. Dirigente D’Aco, applausi a scena aperta: in due ore revoca una gara sui rifiuti, poi revoca la revoca. Quando revocherà se stesso?     ( da casertacè)

 09 Ott 2018

SANTA MARIA CAPUA VETERE (g.g.) – Contrordine. Nel settore del dirigente Giancarlo D’Aco le procedure stabilite dalla legge, non certo da CasertaCe, che regolano il tema delicatissimodell’affidamento, da parte di un organismo della pubblica amministrazione, a soggetti privati, di forniture di bene e/o servizi, rappresenta una sorte di gioco da tavolo, una di quelle cose che si fanno, anzi si facevano, a Natale, in altre epoche, tipo Tombola, Mercante in fiera o Monopoli ecc…

D’Aco, dichiarando una cosa molto grave, cioè che il comune di Santa Maria Capua Vetere, non essendo provvisto della piattaforma necessaria per la trasmissione dei dati delle gare d’appalto attraverso Posta elettronica certificata, o Pec, revocava ipso facto l’affidamento a una ditta con sede a Torino ma con un’anima nella molto più ruspante San Vitaliano, poi che siano realmente torinesi bisognerebbe verificarlo, del servizio del conferimento della frazione organica in un primo tempo, attribuito per due mesi. Contestualmente, nella stessa determina, sempre D’Aco, stabiliva il ritorno al vecchio sistema cartaceo anti-diluviano dell’offerta custodita in busta sigillata, anche se, dalle nostre parti, i sigilli in cera lacca sono stati sempre un optional sempre violati da sapienti manine che, notte tempo, o anche durante il giorno, quelle buste le aprivano, le guardavano e le ri-ceralaccavanoSono passate due o tre ore, non crediamo questa cosa sia connessa al nostro articolo, pubblicato già in orario post-ufficio, che questa revoca dell’affidamento è stata a sua volta revocata. Dunque, D’Aco, ha fatto la revoca della revoca.Affermando di aver capito, evidentemente all’improvviso perché fino a tre ore prima non l’aveva capito, che Santa Maria Capua Vetere vive in una condizione di totale emergenza, ha scritto in determina che le buste non sono più buone e, piattaforma o meno, i torinesi, o presunti tali, hanno vinto e si sono aggiudicati il servizio.

Domanda seria, serena e costruttiva al sindaco Antonio Mirra. Cosa c’entra l’esercizio delle malelingue con queste vicende sconcertanti che trasformano i procedimenti amministrativi in una sorte di esercizio ludico, determinando un’incertezza del diritto?