Politica

INGROIA CHI?

ingroia

Ingroia e i cronisti passati dalle lodi all'affettata meraviglia

La novità è solo il sequestro di beni e la linea della difesa ha qualche fondamento. Nessuna voglia di infierire sull'ex pm dei due mondi, semmai su chi racconta, e ha raccontato, la sua parabola

Oggi i giornali metteranno in pagina titoli visibili sulla notizia relativa al dottore Ingroia indagato per peculato dalla procura di Palermo, ma la notizia è vecchia e l’avete potuta leggere qui circa un mese fa. Questa rubrica ha curato passo dopo passo la singolare vicenda dell’ex pm dei due mondi divenuto prima commissario liquidatore poi amministratore della società partecipata regionale, poi divenuta interamente proprietà della regione Sicilia, addetta ai servizi informatici dell’ente locale.Della conduzione di Ingroia si è occupata per prima la magistratura contabile poi quella penale. L’indagine è stata in due fasi, un primo proscioglimento per alcune assunzioni poi la ripresa delle indagini su altre vicende. In mezzo, ecco quello che probabilmente fa da spartiacque, la riqualificazione del ruolo di Ingroia dopo l’uscita dalla società del socio privato. L’azienda cambia nome e con un miracolo contabile si affranca da un pesante passivo. Ingroia lo ritiene un successo della sua sagace conduzione e si assegna, divenuto amministratore, un corposo premio di produttività. La procura lo indaga per peculato. Tutto questo ve lo avevamo già raccontato. La notizia nuova riguarda solo il sequestro degli oltre centomila euro del premio. La linea difensiva si attesta sulla scrupolosa osservanza da parte dell’indagato delle leggi e delle procedere e conoscendo le vicende della regione può essere che, in linea di diritto abbia qualche fondamento. Intanto la nuova giunta guidata da Nello Musumeci non ha rinnovato l’incarico all’ex pm. Qui non c’è nessuna voglia di infierire su Ingroia, ma sui cronisti che ne cantarono le lodi e ora affettano meraviglia, è faticoso trattenersi.

e VERDINI?

Verdini

Bell'affare la mostrificazione di Verdini

Assolto nel processo detto P3. Ma intanto è stato fatto fuori da tutto

16 Marzo 2018 alle 21:05

Denis Verdini è fuori da tutto pur essendo stato il mediatore e l’architrave dei governi dei passati cinque anni, e colui che ha favorito un’operazione strategica, il patto del Nazareno, poi naufragata con le riforme elettorale e istituzionale in seguito alla rottura di Renzi e Berlusconi sul Quirinale. E’ fuori perché è stato mostrificato dal circuito mediatico-giudiziario. Ora è stato assolto dall’accusa di aver tramato contro le istituzioni, nel grottesco processo detto P3, per non aver commesso il fatto.

Se fare politica sia un reato

Cercare riservatamente di esercitare influenza non è da galera. Il processo per la P3 è una sceneggiata senza senso, a guardarla così, con buon senso. Il reato in questa zona grigia di azione politica e informativa non si vede, e se si veda è una definizione illiberale del reato.

di Giuliano Ferrara

Si farà anche questa, dopo la trattativa, processo senza fattispecie d’accusa chiara: il processo per la P3. Una sceneggiata senza senso, a guardarla così, con buon senso. Tutto comincia per una indagine non proprio d’impatto eccezionale su un affarista che vuole combinare qualcosa per l’eolico in Sardegna, e fa azione di lobby con il presidente della regione e i suoi amici del centrodestra. Seguono intercettazioni e appostamenti e foto. Si scopre che a casa Verdini si riuniscono in tanti, compresi un sottosegretario e due magistrati tutti già usciti dall’indagine e non rinviati a giudizio. Verdini e altri invece sì.

Perché? Perché agiscono in segreto, contro la legge Anselmi sulla P2, riunendosi per sapere che ne sarà del lodo Alfano, che ne sarà della sentenza sui soldi di Berlusconi a De Benedetti. E vabbè, siamo borderline, concediamolo, ma il reato in questa zona grigia di azione politica e informativa non si vede, e se si veda è una definizione illiberale del reato. Infatti la riservatezza, il carattere privato delle riunioni di partito e di gruppo a scopi politici e istituzionali, non sembrerebbe proprio un reato da galera; se lo fosse, in troppi dovrebbero affollare i carceri italiani. Dicono che il patto del Nazareno è segreto: che vuol dire? Vuol dire che il risultato di un incontro e di un’alleanza politica per le riforme istituzionali, se ci fosse stata qualche chiacchiera di troppo tra i contraenti la stipula, diventa reato penale. Via, signori giudici: l’eolico non si fece, il lodo Alfano fu dismesso, i soldi a De Benedetti furono pagati e in gran copia, e l’uso di riunirsi per ottenere informazioni e influire su nomine e politiche pubbliche non è ancora né crimine né peccato mortale.

Malagiustizia

Corriere della Sera

CRONACA

IL PROCESSO

Metanizzazione dell’isola di Ischia, assolto l’ex sindaco Giosi Ferrandino

Era accusato di corruzione per asservimento della funzione. Assolto anche l’architetto Arcamone.

mastella innocente

Forse non ci rendiamo conto. Un ministro della Giustizia del governo italiano è stato indagato da una procura della Repubblica