Politica

SONO SOLDI SPESI BENE OPPURE...???

giornali

  • Finanziamenti a tv e giornali: in 10 anni una pioggia di 3,6 miliardi

Il finanziamento ai giornali esiste ancora, non solo per quegli innumerevoli periodici che rappresentano le comunità locali e che senza un sostegno pubblico vedrebbero le loro voci spegnersi, ma esiste anche per i big

Finanziamenti a tv e giornali: in 10 anni una pioggia di 3,6 miliardi

Corte dei Conti bacchetta governi: soldi a giornali sconosciuti per una manciata di copie

                                         di    Alessandra Lotti

Redazione PdN giornale on line Abbruzzese

EDITORIA. 3,6 miliardi di euro: è questa la mastodontica cifra spesa dal Governo italiano dal 2005 al 2014 per contributi all’informazione e all’editoria.

 Nei mesi scorsi la Corte dei Conti ha verificato la gestione del denaro pubblico nell’arco dei 9 anni e non ha nascosto sotto al tappeto i problemi del passato, sottolineando non solo alcune incongruenze ma anche alcune novità da introdurre per far sì che i soldi non vengano spesi male. E in quella pioggia di soldi, come ha potuto verificare PrimaDaNoi.it sfogliando la relazione di 220 pagine della sezione di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello stato, c’è un po’ di tutto:  1,2 miliardi alle imprese editrici di quotidiani e periodici (passando dalle abbuffate di 173,5 milioni di euro del 2005 ai ‘miseri’ 49 milioni del 2014), oltre 10,4 milioni di contributi a favore dell'editoria speciale periodica per i non vedenti,  400 mila euro per l'associazione stampa estera, 215 milioni di euro di  contributi alle imprese radiofoniche e imprese televisive, 90 milioni per comunicazione a carattere pubblicitario di particolare  utilità sociale o interesse pubblico.

E proprio qualche giorno fa il ministero dello Sviluppo Economico ha avviato la fase che porterà alla liquidazione dei contributi annuali alle emittenti televisive locali relativi al 2015 per altri 36.395.464 eur E se l’impressione è quella che ormai una decina di anni fa i giornali si siano cibati avidamente dei fondi a pioggia, portandosi a casa cifre impensabili (e a volte anche non proporzionati alla tiratura) è anche vero che qualcosa è cambiato perché negli ultimi tempi i finanziamenti  si sono ridotti di circa il 60 per cento.

E’ il classico esempio di come un principio anche giusto (aiutare le imprese editrici a svolgere un servizio di pubblica utilità) sia invece stato distorto ed esasperato nella realtà fino a diventare il classico esempio di “mungitura all’italiana” da parte di personaggi anche senza scrupoli (qualcuno è finito anche in galera) con la non trascurabile ricaduta di contribuire alla distorsione dell’informazione fornita, piegata ai vari interessi e lobbies o particolarmente riconoscente per il regalo ricevuto. Dunque invece di migliorare il panorama informativo i fondi hanno contribuito a deteriorarlo e così quei miliardi  sono serviti a tenere in piedi per lo più imprese che in un Paese normale non sarebbero mai esistite perchè non avrebbero avuto mercato. In compenso quegli stessi fondi pubblici hanno distorto il settore creando pericolose disparità nella concorrenza. Tutto sotto la stretta vigilanza dei vari governi, cioè dello Stato.

Giusto tagliare gli aiuti o più giusto vigilare davvero su come e a chi vengano erogati?

UN PO’ DI CIFRE

 Al primo posto tra i giornali che negli ultimi 10 anni hanno ricevuto finanziamenti maggiori c’è ‘Avvenire’, quotidiano «di ispirazione cattolica», nato nel 1968 per volontà di Paolo VI che voleva «tradurre lo spirito del Concilio Vaticano II in uno strumento popolare d’informazione».

Se la mission sia stata portata a termine non si sa, di sicuro dal 2005 al 2014 il quotidiano ha ricevuto la cifra record di 51,2 milioni. Nessun altro quotidiano italiano ha sfondato il muro dei 50 milioni di euro.

Seconda in classifica con 49,3 milioni c’è il giornale di partito ‘L'Unità’ (una media di 4,9 milioni all'anno), a seguire ‘Italia Oggi’ con 38,5 milioni.

33,5 milioni sono invece i contributi erogati dal 2005 al 2014 al ‘Manifesto’.Lontano, lontanissimo il biennio d’oro 2005- 2006:  per ciascun anno, infatti, il quotidiano incassò 4,4 milioni di euro.

La cifra è andata poi scemando ed è arrivata a 1,9 milioni di euro nel 2014.

Sono 30,5 i milioni erogati alla ‘Padania’, giornale della Lega, 29,1 milioni a ‘Libero’ e 27,8 milioni a ‘Cronaca Qui’. E poi ancora 25,7 milioni ad ‘Europa’, 24 milioni a ‘Liberazione’ che però da 2012 non riceve più finanziamenti, così come ‘Terra, ’ ex ‘Notizie verdi’ che si è portato a casa 13,8 milioni.

Il ‘Foglio’ ha incassato 21,5 milioni di finanziamenti pubblici, 23 milioni per il meno noto ‘Conquiste del lavoro’ della Conquista del Lavoro srl, 20,4 milioni di euro per ‘Il cittadino’, 20 milioni tondi per ‘Il Secolo d'Italia’.

Il ‘Corriere Mercantile’ invece in 9 anni si è portato a casa 19,8 milioni di euro, 18,9 milioni il giornale edito all’estero ‘America oggi’, mentre il ‘Corriere di Forlì’ ben 16,6 milioni sebbene dal 2012 non percepisca più contributi.  16,6 milioni per ‘La Discussione’, 16,6 milioni per il ‘Corriere Canadese’ che dal 2012 però non riceve finanziamenti così come ‘Il Globo’ che si è portato a casa 14,4 milioni.

Sono poco meno di 15 milioni invece i soldi intascati da ‘Cavalli e Corse’. In questo caso il giornale dal 2011 non percepisce più finanziamenti.

E poi ancora 14,9 milioni per il ‘Nuovo Corriere di Firenze’, così come ‘Rinascita’ che ha ottenuto 14,5 milioni di euro o il ‘Corriere del Giorno di Puglia’ e ‘Lucania’ a quota 13,6 milioni.

Stessa cifra anche per il ‘Giornale dell'Umbria’, 13,3 milioni per il ‘Quotidiano di Sicilia’.

Si è fermato a 12,6 milioni anche ‘L’Avanti’  che dal 2010 è praticamente rimasto a bocca asciutta.

Il ‘Sannio Quotidiano’ invece continua a percepire finanziamenti e negli ultimi nove anni ha raggranellato 12,7 milioni.

Sono sopra ai 10 milioni anche ‘La verità per sport’,  ‘La cronaca’ della nuova informazione società coop a responsabilità limitata e il ‘Corriere Laziale’.

4 milioni invece per ‘Gente d'Italia’ 2, 9 milioni per ‘La voce del popolo Croazia’ e 2,3 milioni per la ‘Voce d'Italia’.

 Altri 75,3 milioni sono andati ai periodici e c'è un po' di tutto: 3,6 milioni per ‘Luna Nuova’, 3,6 milioni a ‘Rassegna Sindacale’,  la stessa cifra anche per ‘Sabato sera’, mentre 3,4 milioni per il periodico ‘Motocross’.

Ci sono poi 3,3 milioni per ‘Left avvenimenti’, 3,3 milioni per ‘Il salvagente’ e 2,8 milioni per ‘Zai.net Lab’. ‘La Nuova Ecologia’ invece negli ultimi nove anni si è portato a casa 2,7 milioni, poco meno, ovvero 2,6 milioni per ‘30 giorni nella Chiesa e nel mondo’, 2,2 milioni per il ‘Mucchio Selvaggio’ che negli ultimi tre anni però non ha più incassato un euro.

Per Famiglia Cristiana 2,3 milioni e l’Eco di San Gabiele 500 mila euro.

 VERIFICHE E CONTROLLI

La Corte dei Conti auspica una revisione delle attribuzioni e della composizione della Commissione tecnico-consultiva. A quest’ultima si chiede di attribuire non solo la valutazione dei requisiti formali che le testate debbono possedere per accedere ai contributi, ma anche una verifica dell’idoneità e capacità di ogni singola testata a conferire «un reale, concreto contributo alla promozione del pluralismo informativo».

Anche perché i controlli dello Stato, recentemente anche con la collaborazione della Guardia di finanza e dell’Agcom, hanno consentito di far emergere fenomeni di irregolarità commesse da alcune testate nella presentazione della documentazione e riguardanti, soprattutto, la natura giuridica del soggetto titolare della testata o le dichiarazioni relative a tiratura, distribuzione, vendita.

In alcuni casi sono emersi rappresentazioni di bilancio non veritiere.

«Non si può, poi, trascurare», insiste la Corte dei Conti, «la necessità di riformare il sistema della contribuzione diretta, oggi basato su una congerie di disposizioni sedimentate in oltre un trentennio, grazie ad interventi spesso episodici e disorganici, che ora andrebbero sostituite con un quadro di regole semplici e coerenti».

Ma i controllori non nascondono perplessità anche sull’assetto della Commissione tecnico-consultiva, e questo è il capitolo più inquietante: «nell’esercizio delle sue funzioni di organo decisionale non garantisce sufficientemente l’assenza di ogni possibile interferenza o commistione con gli interessi dei potenziali beneficiari dei contributi; sarebbe, pertanto, auspicabile il suo superamento con l’introduzione di un nuovo modello organizzativo».

Mai tanta verità è stata nascosta!

CALAMANDRI

Dalle frasi celebri di un grande del passato:

Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra.“ —

 Piero Calamandrei

Sarà opportuno ricordarlo a chi di dovere?

Totonno è stato accontentato

vecchietti cefalu

Gennaro ! Finalmente! Sei stato poco buono?- Ma quando mai, Totonno io sto benissimo. Pensa a te che tiene a faccia e ‘na gatta e purtone. Gennà non ci vediamo da parecchio, che si dice? Totonno carissimo (si fa per dire), qui le cose sono peggiorate moltissimo, solo tu sei stato accontentato. Io? Proprio tu, ti ricordi che ti lamentavi che avevano tolto i cessi pubblici dalle piazze? Ti hanno accontentato. Lo ha scritto Guarino chillu giurnalista ‘cu chella faccia e malato cronico che scrive su casertacè. Ma che stai dicendo e dove lo avrebbero messo? Totò lo hanno messo di fronte al tribunale, dietro quello che una volta era il nostro municipio e lo hanno pure coperto con una cupola. Ci avevano fatto crescere anche delle piante rampicanti, come decorazione, ( chi sa quante so custate) naturalmente se so tutte seccate pecché nun s’è mai capito chi aveva annaffià. Totonno la situazione è tragica. O sinnaco? Nun se capisce! E secondo me nun capisce manco lui. Però ‘o marito e l’assessora ha vinto a gara d’appalto, chillo o ccapisce? Gennaro ma hai sentito i furti? E come no! Stanno rubando di tutto, fra poco dobbiamo chiudere a chiave pure la carta igienica e la puzza che quando piove aumenta perché si riempiono le vasche dello STIR di Iodiciana memoria. Ti ricordi che avevano promesso la trasparenza?, ma non si vede niente? E quelli niente di buono hanno fatto! E la legalità? Totonno! Capisce a mme: E nel primmo mistero ‘e matalena dicennose ‘o rusario ascette prena dicennose ‘o rusario ascette incinta cu na zizza ‘a fora e n’ata arinto.

Me vuò fa compromettere?

Sindaco MIRRA, ma è davvero tutto sotto controllo???

Il sindaco Antonio Mirra e Giancarlo DAco

S.MARIA C.V. Dirigente D’Aco, applausi a scena aperta: in due ore revoca una gara sui rifiuti, poi revoca la revoca. Quando revocherà se stesso?     ( da casertacè)

 09 Ott 2018

SANTA MARIA CAPUA VETERE (g.g.) – Contrordine. Nel settore del dirigente Giancarlo D’Aco le procedure stabilite dalla legge, non certo da CasertaCe, che regolano il tema delicatissimodell’affidamento, da parte di un organismo della pubblica amministrazione, a soggetti privati, di forniture di bene e/o servizi, rappresenta una sorte di gioco da tavolo, una di quelle cose che si fanno, anzi si facevano, a Natale, in altre epoche, tipo Tombola, Mercante in fiera o Monopoli ecc…

D’Aco, dichiarando una cosa molto grave, cioè che il comune di Santa Maria Capua Vetere, non essendo provvisto della piattaforma necessaria per la trasmissione dei dati delle gare d’appalto attraverso Posta elettronica certificata, o Pec, revocava ipso facto l’affidamento a una ditta con sede a Torino ma con un’anima nella molto più ruspante San Vitaliano, poi che siano realmente torinesi bisognerebbe verificarlo, del servizio del conferimento della frazione organica in un primo tempo, attribuito per due mesi. Contestualmente, nella stessa determina, sempre D’Aco, stabiliva il ritorno al vecchio sistema cartaceo anti-diluviano dell’offerta custodita in busta sigillata, anche se, dalle nostre parti, i sigilli in cera lacca sono stati sempre un optional sempre violati da sapienti manine che, notte tempo, o anche durante il giorno, quelle buste le aprivano, le guardavano e le ri-ceralaccavanoSono passate due o tre ore, non crediamo questa cosa sia connessa al nostro articolo, pubblicato già in orario post-ufficio, che questa revoca dell’affidamento è stata a sua volta revocata. Dunque, D’Aco, ha fatto la revoca della revoca.Affermando di aver capito, evidentemente all’improvviso perché fino a tre ore prima non l’aveva capito, che Santa Maria Capua Vetere vive in una condizione di totale emergenza, ha scritto in determina che le buste non sono più buone e, piattaforma o meno, i torinesi, o presunti tali, hanno vinto e si sono aggiudicati il servizio.

Domanda seria, serena e costruttiva al sindaco Antonio Mirra. Cosa c’entra l’esercizio delle malelingue con queste vicende sconcertanti che trasformano i procedimenti amministrativi in una sorte di esercizio ludico, determinando un’incertezza del diritto?

PAOLO MIELE e il protagonismo

PAOLO MIELE

PROTAGONISMO

La variante pugliese
della 
giustizia italiana

Inchieste campate in aria finiscono sempre nel nulla nella più totale distrazione di Csm, Anm, giudici prestigiosi e sommi giuristi

di Paolo Mieli

Pm del tribunale di Trani Michele Ruggiero (Ansa)

shadow

È probabile che già adesso pochi studenti pugliesi di Legge sappiano quanto è grande il debito della loro terra con Giuseppe Pisanelli, il giurista che pure fu un protagonista del Risorgimento, ministro di Giustizia nel 1860 con Garibaldi a Napoli e poi, nel Regno d’Italia, tra il 1862 e il 1864, con Luigi Carlo Farini e con Marco Minghetti. D’accordo, i libri dello statista di Tricase (in particolare «Dell’istituzione dei giurati» e «Sulla pena di morte») sono tuttora oggetto di studio in molte università. Pisanelli, poi, fu autore del Codice di procedura civile, un testo ancora oggi ammirato per la sua modernità. Ma cosa vogliamo che siano queste piccolezze di centocinquant’anni fa al cospetto della nuova giurisprudenza di Puglia
che ci sta rendendo celebri in Europa e presto, c’è da scommetterci, sarà oggetto di attenzione anche al di là degli oceani?

Oggi la Puglia è terra di grande innovazione giurisprudenziale. Ma a differenza di quel che si potrebbe supporre colui che potremmo (ironicamente) battezzare il «nuovo Pisanelli» non sarà — a parer nostro — Michele Emiliano, l’uomo che partì indagando su ruberie riconducibili alla «missione Arcobaleno» del governo di Massimo D’Alema (1999). Emiliano seppe fare investigazioni senza
che D’Alema se ne adontasse, tant’è che, presto, gli fu concesso di fare carriera politica nelle terre in cui aveva svolto le indagini e nel partito su cui aveva indagato.

Quanto al processo, in diciannove, tra i quali qualche dalemiano di rango, furono sì rinviati a giudizio ma con tempi e modalità per cui finirono poi tutti prescritti.Fortunati. Nel frattempo Emiliano si dedicava al nuovo impegno proprio con il partito dei postcomunisti: dei quali, in sede locale, sarebbe stato anche segretario (senza avvertire — come è noto — l’esigenza di dimettersi dalla magistratura). Presoci gusto, adesso il nostro aspira a ripetere l’operazione su scala nazionale, sempre tenendo nell’armadio la toga linda, stirata, pronta al riuso. Nel frattempo ha trasformato la Puglia nella terra d’Europa più ostile alle trivelle mettendosi alla guida del noto referendum. E ancor più nemica dei gasdotti fino a bloccare il tratto pugliese della Trans Adriatic Pipeline, un’opera per cui Enrico Letta nel 2013 volò a Baku a ringraziare personalmente il presidente Ilham Aliyev e Emma Bonino — all’epoca ministro degli Esteri — salutò come un «hub dell’energia» ma che in questi giorni è oggetto di guerriglia a causa dello spostamento di una settantina di ulivi. Tutte guerre combattute in totale sintonia con esponenti di punta della magistratura locale e con il Movimento Cinque Stelle.

Per quel che riguarda l’innovazione della giurisprudenza, però, qualche titolo in più di lui lo ha l’ex procuratore capo di Taranto Franco Sebastio, gran promotore di inchieste sull’Ilva, da meno di due anni andato (malvolentieri) in pensione.Sebastio, incoraggiato da Rifondazione comunista, ha deciso di correre per diventare sindaco proprio a Taranto, così da prendere il posto di Ippazio Stefàno, da lui indagato e mandato a processo. Non dovesse farcela, è sceso in campo, con l’appoggio del Pd, un altro magistrato: Massimo Brandimarte, ex presidente del Tribunale di Sorveglianza. E qui la giustizia italiana (nella sua versione pugliese) ha fatto un altro, ben percettibile, passo avanti.

Una riconoscimento per le innovazioni giuridiche spetta, in ogni caso, al procuratore di Lecce Cataldo Motta che (assieme a Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci) ha combattuto la guerra della Xylellacontro il commissario governativo Giuseppe Silletti, ricercatori, amministratori, docenti universitari, accusandoli di «sistematica distruzione del paesaggio salentino». Complotto ordito, ovviamente, da una multinazionale: Monsanto.

È inutile, però, che Emiliano, Motta, Mignone, Licci, Sebastio e Brandimarte si illudano che un giorno vengano loro intitolate vie e scuole come all’illustre predecessore di metà Ottocento. Il «nuovo Pisanelli» sta altrove. A Trani per l’esattezza. Ed è Michele Ruggiero, il magistrato che si è battuto contro Standard&Poor’s. E non ci si lasci sviare dal fatto che, giovedì scorso, in prima istanza i responsabili dell’agenzia di rating accusati di aver intenzionalmente diffuso ai mercati, tra il 2011 e il 2012, informazioni «distorte e tendenziose» allo scopo di minare l’affidabilità creditizia italiana, sono stati assolti. È da anni che inchieste del genere finiscono nel nulla (talvolta nel ridicolo), ma il dottor Ruggiero non ha motivo per scoraggiarsi. E lo sa bene. Il giorno della sentenza si è presentato festante con una cravatta tricolore e nel corso del processo — per il quale aveva convocato Padoan, Monti, Prodi, Sacconi, Vegas, Tremonti, Mario Draghi — ha sostenuto l’ardita tesi secondo la quale l’Italia nel 2011 «stava messa meglio di tutti gli altri Paesi Ue», sicché non ci sarebbero stati i presupposti di un declassamento. L’intero centrodestra italiano ha dato man forte a Ruggiero e alle sue «rivelazioni» solo perché portavano acqua al mulino di chi (Renato Brunetta, mai contraddetto da nessuno dei suoi) sostiene che nel 2011 Silvio Berlusconi fu vittima di una cospirazione. Talché Ruggiero è diventato un mito per i dietrologi di destra e di sinistra — uniti a Bari, Taranto, Lecce e soprattutto Trani — in un unico fronte ideologico. Fronte che, però, fa proseliti solo in Puglia. Quando una parte dell’inchiesta di Ruggiero è stata stralciata ed inviata a Milano, la procura lombarda ha archiviato il tutto senza nascondere un certo imbarazzo. Ricordiamo, per inciso, che Ruggiero è lo stesso uomo togato che si segnalò anni fa con il celeberrimo Tranigate (intercettazioni di Silvio Berlusconi ) poi archiviato. Quindi per le inchieste sulle carte di credito American Express, sui derivati di Banca intesa e di Bnl. A un certo punto fu anche deferito al Csm. Ma l’organo di autogoverno della magistratura non eccepì alcunché sul suo operato.

L’attivismo di Ruggiero non si limita all’economia e alla politica. All’inizio del 2014 il medico poliziotto Massimo Montinari, dirigente dell’ufficio sanitario all’VIII reparto mobile di Firenze, è andato in Puglia a tenere una delle sue abituali conferenze dal titolo: «Vaccini e autismo: tutto quello che c’è da sapere». E che c’è da sapere? Montinari si riferiva alle celeberrime tesi di Andrew Wakefield che è il San Pietro della guerra contro i vaccini. Nel 1998 Wakefield riuscì a piazzare sulla prestigiosa rivistaLancetuna ricerca che «provava» il nesso tra vaccini e autismo. I medici inglesi si occuparono immediatamente della questione: dopo indagini assai accurate, giunsero alla conclusione che Wakefield aveva falsificato i dati (e per giunta aveva abusato, in dodici occasioni, di bambini mentalmente disagiati). Immediatamente lo radiarono dalla professione,Lancetritirò la ricerca e si scusò pubblicamente dell’infortunio. Ma Wakefield ha continuato — anche se la stampa londinese lo tiene d’occhio — a tener vivo il proprio culto: ha girato un filmVaxxed(che qualche mese fa i grillini avrebbero voluto fosse proiettato in Senato) ed è potuto venire in Italia ad abbracciare Montinari. Il quale, invece, resta indisturbato al suo posto di medico e di poliziotto.

A seguito di quella visita in Puglia, contro Montinari partirono esposti dei vertici sanitari locali preoccupati per il crollo delle vaccinazioni.Gli esposti però furono indirizzati alla procura di Trani dove finirono tra le mani di Michele Ruggiero che aveva preso parte alla conferenza di Montinari e ne era rimasto folgorato. Accadde così che proprio nel 2014 la procura di Trani, accantonate le rimostranze di cui si è appena detto, sia partita all’attacco contro i vaccini. Ma, a giugno dell’anno scorso, anche questa, come tutte le clamorose inchieste della procura di Trani, è finita in uno stagno. I giudici sono stati costretti a prender atto del responso dei medici consultati: «tra vaccini e autismo non c’è correlazione». Ruggiero non si è perso d’animo né allora né adesso ed è rimasto a combattere sui fronti che lui stesso ha costruito: prossimo obiettivo Deutsche Bank.

Così vanno le cose giudiziarie in terra di Puglia.Nella più totale distrazione di Csm, Anm, giudici prestigiosi e sommi giuristi. A nostra consolazione possiamo però ricordare che anche i magistrati impegnati a smontare le bizzarre costruzioni di cui si è detto sono pugliesi. Ragion per cui si può sostenere che pure in Puglia esiste una giurisprudenza che può ancora dirsi erede di Giuseppe Pisanelli. Erede vera, in questo caso.