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Qualche volta,nonostante tutto e tutti, vivere

 al sud è molto più rassicurante …

CRONACHECorriere della Sera

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INQUINAMENTO

Smog, Italia convocata a Bruxelles 
Il record di Torino e Cremona

Oggi a Bruxelles, il commissario Ue all’Ambiente Karmenu Vella, ha convocato nove Paesi membri fra cui l’Italia. Per Legambiente, nel 2017, 39 città hanno superato i limiti dei 35 giorni di superamenti di PM10 e i 44 giorni per l’ozono. Il rischio di sanzioni Ue

di Alessio Ribaudo

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7Il 2017 è stato un anno «nero» per la qualità dell’aria nelle città italiane. Sono state in 39 quelle che hanno superato, almeno in una centralina, il limite di legge di 35 giorni di sforamento di PM10: sette in più rispetto al 2016. A dipingere il quadro preoccupante è il dossier «Mal’Aria 2018» di Legambiente che ha fornito i dati degli sforamenti a poche ore dall’incontro, convocato per oggi a Bruxelles, dal commissario all’Ambiente Karmenu Vella. È l’ultima possibilità data a Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Francia, Ungheria, Romania, Slovacchia, Regno Unito e Italia che sono sotto la lente per l’emergenza smog. Se non forniranno piani adeguati la questione finirà davanti alla Corte di giustizia, con possibili multe ingenti. «Questo incontro sulla qualità dell’aria — ha precisato il commissario Vella — è stato chiesto per tre ragioni: proteggere i cittadini; chiarire che se non vi è alcun miglioramento della qualità dell’aria ci saranno conseguenze giuridiche e infine per ricordare agli Stati membri che questo passo arriva alla fine di un lungo periodo, alcuni direbbero troppo lungo, di offerte di aiuto, consigli dati e avvertimenti fatti».

Le città con più sforamenti

Tornando in Italia, nella non invidiabile top 10 delle città più inquinate svetta Torino per il secondo anno consecutivo: ha superato il limite dei 50 microgrammi per metro cubo per 112 giorni: 26 in più rispetto al 2016. Dietro Cremona (105 giorni) che fa un balzo dal tredicesimo posto per via di un’aumento di 41 giorni. Terza è Alessandria (103) che, invece, era dodicesima (+38 giorni). «Migliora», si fa per dire, Milano (97) che scende dal terzo al settimo posto malgrado abbia sforato per 24 giorni in più rispetto al 2016. Anche Frosinone (93) «scivola» dal secondo al nono posto e Venezia (94) passa dal quarto all’ottavo posto. Legambiente ha fornito anche i dati sulle 44 città che hanno superato il limite di 25 giorni di sforamento d’ozono. Sul podio di questa «classifica» ci sono Catanzaro (111), Varese (82) e Bergamo (80). Per il dossier sommando i due livelli di sforamento la città dove si respira peggio è Cremona. «Stiamo lavorando duramente sia sulla mobilità “dolce” sia sulle piste ciclabili che sul rimboschimento — spiega Gianluca Galimberti, sindaco di Cremona — ma servono politiche regionali ancora più coordinate perché il problema è d’area e non solo di una singola città».

Le possibili soluzioni

Concorda Legambiente. «Servono interventi strutturali e azioni mirate sia a livello nazionale sia locale — spiega Giorgio Zampetti, direttore scientifico — perché 31 delle 39 città sono presenti nella nostra classifica da tre anni e in 31 dei 36 capoluoghi di provincia di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna è stato sforato il limite annuo giornaliero; in questi stessi Comuni l’85% delle centraline urbane ha rilevato concentrazioni oltre il consentito, a dimostrazione di un problema diffuso in tutta la città e non solo in determinate zone». Che ci sia un problema nel Nord Italia lo conferma Stefania Gilardoni, ricercatrice dell’istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale ricerche (Cnr). «C’è sicuramente un problema orografico e geografico in Pianura Padana che favorisce il ristagno delle polveri sottili — spiega — ma bisogna smettere di pensare che l’inquinamento si risolve bloccando la circolazione per qualche giorno. Il traffico pesa per il 30%». Ci sono altre emissioni da tenere d’occhio. «Quelle prodotte dalla combustione della legna usata per il riscaldamento domestico — prosegue — che partecipa fra il 10 e il 30% e il settore agricolo che contribuisce alla formazione dell’aerosol inorganico: è la maggior parte delle polveri sottili». Le soluzioni sono diverse. «Risparmio energetico, riscaldamenti ad alta efficienza — conclude Gilardoni — e il controllo delle emissioni da attività agricole». Antonio Decaro, presidente dell’Associazione nazionale comuni d’Italia, guarda avanti: «Spero che nel 2018 avvenga la sterzata grazie a ingenti finanziamenti che ci permetteranno di realizzare piani urbani per una mobilità più sostenibile e grandi opere». Provarci è doveroso visto che per l’Agenzia europea per l’ambiente in Ue lo smog uccide più di 460 mila persone l’anno. Come se sparisse una città più grande di Firenze.