Mala Politica

il ritorno dei casalesi

moma

Da casertacè

S.MARIA C.V. L’insediamento del nuovo bar Moma è illegale e vi spieghiamo perché, punto per punto

 

Il vecchio Moma

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Non per fare i guastafeste, ma solo per amor di equità. Sabato apre il nuovo Moma cioè il bar già esistente e ristrutturato nella zona di via Martiri di Nassirya. Ora non è che vogliamo scrivere sempre le stesse cose, ma qui a Santa Maria i pronunciamenti delle giurisdizioni sembrano che appartengono alla categoria delle barzellette a cui non bisogna dar credito. Per anni ci siamo occupati di questo spazio della città, dei palazzi costruiti da Enzo Natale, del fatto che il loro utilizzo in zona F era a nostro avviso fuorilegge e frutto di quella che definimmo la dottrina Mazzotti.

Recentemente il Tar della Campania ha ribadito con due sentenze inappellabili e non appellate l’incompatibilità di quell’edificio con attività commerciali e uffici. Il tar si pronunciò su ricorsi presentati dai titolari di quelle attività commerciali, contro l’atto di diniego dato, al tempo dell’amministrazione Di Muro.

La pronuncia negativa del tar si è esplicitata sia in relazione all’insediamento del Kinetic center che voleva insediarsi in quegli appartamenti sia in relazione ad una attività commerciale di ristorazione.

Il passo fondamentale della sentenza n 1574/2016 è assolutamente esplicativo ma non sembra sia stato abbastanza chiaro il concetto espresso per l’Amministrazione comunale che continua a tollerare uffici e attività commerciali in quell’edificio, se è vero com’è vero che sabato apre il nuovo Moma.

Questo il passo della sentenza 1574: “E’, infatti, davvero implausibile ritenere, sulla scorta dell’espressione “uffici parapubblici”, utilizzata dall’art. 39 delle n.a. del p.r.g. di Santa Maria Capua Vetere con riferimento alle “attrezzature di interesse comune”, che un esercizio commerciale, quale, appunto, quello di ristorazione, possa ricondursi ad una funzione collettiva – alla medesima stregua, ad es., di un istituto scolastico o religioso, di un centro sociale, culturale o ricreativo ovvero di un impianto sportivo –, anziché ad una funzione precipuamente imprenditoriale-lucrativa, ad esso intrinsecamente connaturata. A suffragio di un simile approdo, è richiamabile anche quanto osservato da questa Sezione nella citata sentenza n. 3259 del 21 giugno 2013, pronunciata, bensì, inter alios, ma – a dispetto delle obiezioni del Di Lorenzo – pur sempre con riguardo al medesimo edificio ubicato in Santa Maria Capua Vetere, alla via Caduti di Nassirya, ed assentito con i permessi di costruire n. 104 del 18 settembre 2003, n. 23 del 17 marzo 2005 e n. 53 del 30 aprile 2008; ovvero che la destinazione urbanistica per “opere di interesse collettivo”, finendo per confluire nelle opere di urbanizzazione secondaria ex art. 16, comma 8, del d.p.r. n. 380/2001, è incompatibile con la divisata destinazione d’uso commerciale, la quale non rientra, all’evidenza, nell’anzidetta categoria di opere di cui alla citata norma di settore e non giustifica, quindi, il goduto esonero dal pagamento del contributo di costruzione.“

Poi, si capisce l’ostinazione di Gravante, anche giustificata nel voler edificare nel comparto SIATA in zona F. Perché agli altri sì e a lui no?

 

CHE COSA SONO LE ZONE effe-(F)

Lo scenario notturno dellAnfiteatro Campano 

S. MARIA CV e LE ZONE   “F”

Proviamo a fare chiarezza sulle fumose interpretazioni che i tecnici e i politici sammaritani degli ultimi venti anni hanno dato alle zone “F”.

Diciamo innanzi tutto cosa è una zona “F” : la legge urbanistica 6 agosto 1967 n. 765 introducendo

La pianificazione urbanistica istituisce le COSIDDETTE “zone territoriali omogenee”, aree in cui viene suddiviso il territorio comunale a seconda delle varie destinazioni.

In sintesi ogni comune doveva dotarsi di una zonizzazione del territorio comunale al fine di consentire un’ottimale programmazione urbanistica.

Le zone “F” sono quelle parti del territorio comunale destinate ad impianti ed attrezzature di

interesse generale: quelle attrezzature rivolte ad assicurare alla comunità i servizi relativi alla vita sociale e culturale.

In tali aree possono essere realizzati parchi e giardini e possono essere ubicate, attrezzature per lo svago, come.

chioschi, teatri all’aperto, impianti sportivi per allenamento e spettacolo e simili: in particolare attrezzature scolastiche di grado superiore (medio superiore, universitario, post-universitario, di ricerca) .attrezzature sanitarie ed ospedaliere. attrezzature destinate al tempo libero ed alla qualificazione ambientale , aree destinate a verde pubblico (parchi urbani). In sostanza tutti quegli standard urbanistici che ammiriamo, e osserviamo in tante città e paesi soprattutto del nord, che realizzando adeguati livelli di qualità della vita evitano di utilizzare quegli spazi per speculazioni edilizie.

Nella nostra città nel corso degli ultimi venti anni, si sono consentite gravi “speculazioni urbanistiche”. Non possiamo non chiederci che ruolo hanno avuto in tutto questo i sindaci, i consiglieri, gli assessori e gli stessi magistrati che si sono succeduti nel tempo, che avrebbero potuto intervenire e non sono intervenuti.

Lo scempio che e’ stato fatto delle zone “F” a S. Maria C.V. a chi deve essere ascritto?

Questi attori a guisa di marionette e burattini a volte manovrati da poteri esterni alla realtà cittadina, negli anni trascorsi hanno consentito l’arricchimento di pochi a scapito dei diritti di tanti.

Ripercorrendo e osservando i dati della storia recente si evince che durante le amministrazioni Iodice e Giudicianni e’ stata data alle norme urbanistiche una interpretazione a dir poco aleatoria. In quegli anni lotti di terreno destinati a zone “F”, venivano trasformati in immobili per uffici, decuplicando il valore iniziale e aree industriali venivano equiparate a quelle commerciali con grandi vantaggi economici per gli speculatori di turno. Si accenna appena a quegli standard di cui tante convenzioni urbanistiche prevedevano la cessione al comune e che invece sono rimasti nella disponibilità della proprietà una volta ottenuta la concessione edilizia. Si sussurra sottovoce che di diverse rateizzazioni di oneri urbanistici siano state pagate solo le rate iniziali.

Qualcuno ha definito questo modo distorto di interpretare la normativa relativa alle zone “F” “dottrina Mazzotti”, riferendosi a un ex dirigente che aveva una concezione tutta particolare degli spazi pubblici. Ma non si può non ritenere corresponsabile chi avrebbe avuto il dovere di controllare e non lo ha fatto magari girandosi dall’altra parte.

Preferiamo non entrare nella vicenda relativa alla richiesta di costruzione di una casa di cura per anziani nell’area denominata “Comparto Siata”, che domina la cronaca cittadina di questi giorni, ma non possiamo accettare che i diritti dei cittadini vengano calpestati e si continui a perseguire il vantaggio di un singolo ai danni dei tanti. Il nostro è un accorato invito ai consiglieri tutti, di maggioranza e di minoranza a effettuare tutte le procedure di controllo degli atti amministrativi e dell’Ufficio Tecnico nel rispetto del mandato che hanno ricevuto dai cittadini che li hanno eletti al fine di evitare l’ennesima violenza ad un territorio già martoriato e mortificato. Abbiate un comportamento diverso da coloro che vi hanno preceduto negli anni scorsi e la cittadinanza onesta ve ne sarà grata.

                           GLI AMICI DEL GLADIATORE                                      

ARRIVANO I PALAZZINARI CEMENTIFICATORI

mirra pappadia leone

Zone bianche  

Tutti sanno che la competenza territoriale in materia urbanistica è gestita dai comuni, che ne esercitano i poteri di salvaguardia con i piani regolatori ed i relativi regolamenti di applicazione.

         Sono questi vere e proprie norme che vincolano gli spazi, i confini, le destinazioni d’uso, i centri storici etc. del territorio comunale, fissandone criteri e modalità in materia urbanistiche.

         Non tutti però sanno che i provvedimenti normativi comunali non sono eterni e che hanno una loro vita limitata nel tempo. Ora evitando di avventurarci in dettagli molto complessi, a modo di esempio diciamo che se un comune destina una parte di terreno a zona edificabile,nell’arco di un periodo di tempo prestabilito per legge, questo perde efficacia e da quel momento si trasforma in “zona bianca”, assumendone di conseguenza le caratteristiche urbanistiche delle zone agricole ed il relativo basso coefficiente di edificabilità.

         Va detto che la nascita delle zone bianche è un fenomeno molto ricorrente e tipicamente nazionale per un’atavica tradizione di fare le leggi e disattenderle nel tempo. In realtà il fenomeno delle “Zone bianche” è tenuto sotto controllo dalle amministrazioni comunali in modo approssimativo, che trascurano di adottare nei tempi giusti i provvedimenti necessari, vuoi per la complessità e le lungaggini burocratiche, vuoi per circostanze di politica locale che determinano situazioni a volte assurde.

         E’ opportuno ricordare che le strutture politico - amministrativa ogni volta che paventano la nascita di zone bianche dovrebbero tenere sotto controllo le scadenze dei termini previsti dai piani regolatori e nelle rispettive loro competenze sollecitare gli organi dell’amministrazione comunale (sindaco, consiglio comunale e giunta comunale) a prendere decisioni in merito, siano esse di riconferma dei vincoli preesistenti, siano essi quelli di modificare le destinazioni d’uso etc..

         Anche la città di Santa Maria Capua Vetere è incappata in questo tragico tran tran ed il territorio comunale è stato letteralmente dilaniato, in modo,a dir poco, vergognoso. La tarantella che vede la nascita delle zone bianche, la mancanza di adeguate misure correttive,il ricorso a mezzucci interpretative delle norme, la presunta maldestra applicazione dell’ “escamotage” hanno letteralmente azzerato l’esistenza di giardini padronali ed hanno favorito la nascita di interi rioni in spazi angusti e contro ogni civile norma di abitabilità.

         Ma non è finita !!! Pare che ci siano in atto nuovi proposte “eversive”, in quanto si è appreso che da parte dei soliti ignoti(?) sia stata avviata la procedura che vede l’intervento di un Commissario straordinario, il quale per un “pugno di dollari” dovrà nominare un tecnico, che a sua volta, con un compenso ben diverso, dovrà intervenire nella regolamentazione urbanistica in materia di zone bianche. Poveri soldi dei cittadini ! La cosa a dir poco appare strana, anche perché, pare, che la nomina può essere pilotata da un consigliere di maggioranza che milita anche nell’istituzione elettiva che dovrà deciderla.

         A questo punto non ci resta che piangere e sperare che finalmente possa venire un uomo della caratura del console romano Furio Camillo, che abbia il coraggio di buttare nella bilancia del fragile equilibrio politico locale la sua spada. Oppure che finalmente il povero Diogene, stanco della ricerca dell’uomo in Atene, venga nella antica Capua e dica finalmente di aver trovato l’ “uomo”; ma forse la cosa migliore per noi poveri concittadini è quella di chiedere a Camilleri di prestarci il commissario Montalbani. Quello, almeno, i gambassini li ha !!!!!

                                             Il Gladiatore

TRASPARENZA e LEGALITA': SOLO PAROLE

Santa Maria Maggiore

Siamo molto delusi da quest’ amministrazione. Inizialmente avevamo sperato che, finalmente, il rapporto tra il Comune e noi cittadini potesse migliorare, che qualche nostra motivata segnalazione potesse essere accolta senza generare conflittualità tra l’operatore comunale e chi segnala il disservizio; avevamo ragione di sperarlo, finalmente anche da noi era stato istituito “l’Assessorato alla Trasparenza”.   Non avevamo capito niente! Come il solito, spesso le parole servono più a fuorviare che a spiegare, noi speravamo che l’operazione trasparenza significasse, per esempio, dichiarare a tutti il motivo per cui per molti terreni, lasciati alla comunità nelle convenzioni per i permessi a costruire, spesso, trascurati da chi dovrebbe farsene carico, trascorsi i tempi tecnici per perfezionare l’acquisizione, ritornano nella disponibilità del vecchio proprietario che in molti casi li usa per presentare altri progetti di edificazione. Oppure credevamo che finalmente si potesse individuare il responsabile di chi lascia che una fontana del cimitero, (da più di sei mesi), perda fiumi d’acqua nelle fogne, o ancora che si potessero individuare i responsabili che lasciano che quasi tutte le strisce pedonali siano invase da auto in sosta, spesso anche tra un marciapiede e l’altro, sullo stesso lato della strada, costringendo gli anziani e le donne con il carrozzino a scendere sulla strada per aggirare l’ostacolo. Parole, solo parole, annunci e poi niente. Sentite questa: c’è un cartello all’ingresso del cimitero che avvisa e ricorda l’obbligo della “differenziata” anche nell’ultima dimora dei nostri cari; bene, mi sembra giusto. Mal..i contenitori non portano nessuna indicazione e quindi si mischia tutto. Abbiamo l’impressione e non solo, che si pensi ad altro, che non si tenga la “quotidianità” nella considerazione che merita! Dalle notizie che trapelano sentiamo che, alla fine, i motivi di contrasto, nel consiglio comunale e in giunta sono sempre gli stessi, vale a dire, progetti edilizi, terreni cosi detti “zone bianche”,oppure della 167 che si vogliono usare per progetti diversi da quelli per cui il comune li ha espropriati (conflitto di interessi?) che ci fanno dubitare sulla funzione di qualche “addetto ai lavori” che appare più interessato a difendere interessi esclusivi piuttosto che quelli pubblici. Noi non crediamo che la colpa sia dell’assessore alla trasparenza, tutt’altro, ne conosciamo lo spessore morale e professionale, ma non possiamo fare a meno di constatare che proprio la trasparenza non viene percepita e a tale proposito ci piace ricordare una “perla” di chi ci esortava a diffidare dei filosofi che sanno di sapere:Tra le promesse non mantenute dalla democrazia la più grave, e più rovinosa, è quella della trasparenza del potere.
(Norberto Bobbio)  

                             Un folto gruppo di Sammaritani delusi                                            

Arriviamo al punto?

chiesa

 Da   CASERTACE'    

 

Cadono i vincoli per le opere-standards a favore dei cittadini, presto fioccheranno concessioni edilizie aiosa

Il comune alla scadenza quinquennale, si avvia a non reiterare i vincoli per moltissime aree e quindi i proprietari rivolgendosi direttamente all'amministrazione comunale......

S.MARIA.CV. (g.g) - Quando la politica é serva dell'economia la città inevitabilmente diventa merce di scambio in ogni sua parte, succede, allora, di interessarsi più alla "vocazione edificatoria" dei suoli e di considerare inutile e superfluo ogni vincolo e ogni destinazione che non sia di natura edilizia. 
A SMCV gli standard urbanistici (aree dedicate ad attrezzature, spazi e servizi di interesse comune), sono in decadenza. Le aree destinate a scuole, parchi, piazze, biblioteche, attrezzature sanitarie e sportive sono erose da utilizzazioni private o, distorte dal loro uso, dalla commercializzazione selvaggia, dove il cittadino diventa cliente e il portatore di diritti si riduce a portatore di interessi economici altrui. Questo è un andazzo che va avanti da anni e anni.
Anche l'ultimo baluardo dei vincoli urbanistici espropriativi, preordinati alla destinazione di insediamenti o infrastrutture di interesse collettivo e di pubblico servizio, è in rovinoso declino . 
E possiamo dire che negli ultimi anni la tendenza sembra essere addirittura in peggioramento; si stanno infatti registrando numerosi casi in cui per diverse aree sottoposte a vincolo espropriativo di durata quinquennale non è stata adottata la reiterazione/rinnovo del vincolo da parte degli uffici comunali preposti e per le quali, in attesa del nuovo PUC, avrebbero potuto invece adottare la norma di salvaguardia prevista dall'art.10 della L.R...

Le pressioni dei titolari di quelle aree, ovviamente, sono appannaggio della nomina di un commissario provinciale ad acta che, per legge, decreta un provvedimento da sottoporre alla giunta provinciale per l'ottenimento dell'immediata cessazione del vincolo con conseguente riapproprio del bene e relativo rilascio della concessione edilizia. 
Ci si chiede perché il comune, il quale ha l'obbligo di procedere alla ripianificazione dell'area rimasta priva di disciplina urbanistica, preferisce dare voce in capitolo alla giunta provinciale e perdere definitivamente queste aree così importanti per la città?
Possibile che le somme per la reiterazione dei vincoli non siano state inserite nel bilancio comunale?
Con tutte queste continue modifiche - che importano varianti al PRG senza passare dal consiglio comunale - come si può arrivare alla definizione del PUC?